Ultimo treno

Sarà anche vero come sostiene Casini, che il peso di Romano, Cuffaro e Mannino “non supera lo 0,6% e poi ci sono personaggi scomodi“, ma bisognerebbe anche chiedere al segretario nazionale dell’Udc, come non se ne era mai accorto prima e perché, visto il portato elettorale ininfluente, si mette in moto una vera e propria macchina da guerra, per cercare di recuperare un minimo di consensi in Sicilia.
“A fronte dei voti persi, non è detto che non ne arriverebbero di nuovi da parte di chi non ci votava per la presenza di personaggi scomodi come Cuffaro“, dichiarò qualche giorno addietro Casini.

Beh, evidentemente prima della scissione, c‘è da dire che a Casini non dispiaceva poi così tanto quello “scomodo“ Cuffaro che tanti voti portava al partito.

Né storceva tanto il naso, quando lo candidò dopo che l’ex Governatore della Sicilia fu costretto alle dimissioni per problemi di carattere giudiziario.
Forse, a far cambiare idea a Casini, più che la “scomodità” di taluni soggetti, le posizioni politiche divergenti rispetto gli assetti regionali e nazionali.

Cuffaro, Romano e Mannino, che guardano al Pdl, mentre Casini che opterebbe per possibili alleanze con il Pd.

Svuotato il contenitore Udc da personaggi scomodi ed ingombranti come Mannino, Cuffaro e Romano, sono in molti a cercare spazi che possano garantire un seggio a Palermo o Roma.

A confermarlo, la previsione di Ardizzone: “avremo un deputato in ogni provincia e due a Palermo, Catania e Messina”.

Come non lasciarsi allettare dal canto delle sirene?

In questo contesto, non è difficile ipotizzare un ritorno alla casa natia del figliol prodigo Marco Zambuto.

“Il partito della nazione, plurale ma non populista”, come ha sottolineato Casini, ben si presta all’ingresso di tutti quei moderati fuggiti via quando affondò la vecchia Dc, sotto il peso di decenni di compromessi, tangenti e malgoverno, che hanno portato alla nascita di nuovi contenitori politici che della deprecata prima repubblica avevano copiato solo gli aspetti peggiori.

Ecco dunque l’appello di Casini ai democristiani del Pd e a quelli del Pdl. Un “torna a casa lassie”, che potrebbe allettare molte orecchie tese a cogliere il benché minimo segnale di una nuova prospettiva di rinascita politica.

Stratega di un nuovo progetto – si fa per dire “nuovo” – nell’agrigentino, parrebbe essere quel Francesco D’Onofrio che già in passato appoggiò la candidatura di Zambuto a sindaco, quando fuoriuscì dall’Udc.

Chi meglio di Zambuto potrebbe diventare a livello locale il leader del nuovo soggetto politico?

Chi meglio di lui, che rappresenta il “democristiano tipo”, migrato nelle file del Pdl e prima ancora candidato con l’appoggio del Pd, al quale ha anche aperto le porte del Comune con i posti in Giunta?

E se domani ci si ritrovasse nuovamente fianco a fianco con Cuffaro e Mannino, in un unico calderone di inciuci e alleanze?

Meglio ancora. In politica, tutto si supera. La storia della vecchia Dc lo insegna e un domani, personaggi scomodi, potrebbero diventare determinanti nella formazione di nuovi governi nazionali, regionali e locali, purchè ognuno di loro, abbia una propria casa dove abitare.

Magari in condominio…

Del resto, vista la situazione attuale, quante speranze avrebbe Marco Zambuto di farsi rieleggere sindaco?

E con l’appoggio di quali partiti?

L’unica soluzione rimane quella di cercare nuove strade che portino a Palermo e Roma.

E poiché tutte le strade portano a Roma e in Sicilia vige il detto “megliu a via vecchia ca a nova”, un bel ritorno a casa in tempo utile, potrebbe garantire qualche poltrona di prestigio e non solo a Zambuto.Del resto, per alcuni potrebbe trattarsi dell’ultimo treno. O ora, o mai più!

Più che un “patto per il territorio”, sembrerebbe quasi un “patto per l’orticello”….

Gian J. Morici

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