Lettera aperta sulle Discriminazioni Sociali nella scuola

 

Ribera, 17 Settembre 2010

Al Dirigente Scolastico Angela Sciacchitano

Circolo Didattico Don Bosco

Via Imbornone

92016 Ribera (AG)

e.p.c. Al Sig. Sindaco del Comune di Ribera

e.p.c. Al Min. della P.I. Mariastella Gelmini

e.p.c. Al Dirigente dell’USP di Agrigento

e.p.c. Al Dirigente Generale dell’USR Sicilia

Oggetto: Discriminazioni Sociali

Ho appreso con non poco sconcerto che nella sua scuola è accaduto un episodio grave, anzi gravissimo. Infatti risulta che Ella nella formazione delle prime classi della scuola elementare, ha seguito un criterio classista, ha cioè raggruppato in una sola classe tutti quei bambini provenienti per così dire da “buona famiglia”, mentre poi, “gli altri” li ha raggruppati alla bella e meglio, fino a creare in ultimo una c.d. classe di scarto. Una classe formata da bambini i cui genitori intanto non sono venuti a chiederle il favore di mettere i loro bambini in quella classe c.d. buona ed altri ritenuti forse non all’altezza (sempre riferito alla famiglia di provenienza) di stare in altre classi.

Alla fine il risultato è stato:

Ia Elementare Sezione A = classe di buona famiglia o classe VIP;

Ia Elementare Sezione B = classe di media provenienza

Ia Elementare Sezione C = scarto di buona e media provenienza e genitori c.d. con lavori umili.

Intanto la mia curiosità si è soffermata sul come. Come ha fatto a selezionare in maniera così precisa quelli di “buona famiglia” rispetto agli altri. Il mio sospetto è che forse insieme alla domanda di iscrizione ha fatto sicuramente presentare il modello Unico o l’estratto del conto bancario.

Questo è peraltro evidente anche rispetto al numero degli alunni della sezione C che sono circa una decina, mentre le altri due classi sono all’incirca da 18 a 20. Quindi praticamente incomplete.

Viene fuori in questo modo la scelta deliberata e consapevole di creare una terza classe “di risulta”, invece di completare e contaminare le altre due.

Purtroppo quello di cui Ella si è resa protagonista è il peggiore esempio di scuola che mi sia capitato di vedere negli ultimi 20 anni.

Ella sa bene e lo so anch’io (visto che entrambi facciamo parte del gruppo piano del distretto) che ogni anno con i fondi regionali della L. 328/2000 nel nostro distretto si finanziano e si promuovono progetti mirati proprio a realizzare l’integrazione sociale tra bambini di diversa provenienza sociale e/o provenienti da famiglie in condizioni di disagio sociale con gli altri bambini.

Pertanto è un controsenso oltre che estremamente grave e scorretto nei confronti delle famiglie e di quei piccoli innocenti discriminarli fin dai primi anni di scuola, possibilmente accrescendo il loro disagio per gli anni a venire.

L’integrazione è alla base del modo di fare scuola. Nella vita il bambino deve imparare ad interagire con tutti, il rischio è che quando sarà grande si troverà impreparato nei confronti di quelli che non fanno parte del suo “tipo sociale”.

Tutto ciò premesso la invito a volere rivedere urgentemente la composizione delle suddette classi ridistribuendo intanto gli alunni in modo asettico e quanto meno in modo da non creare evidentissimi squilibri anche nel numero dei componenti delle classi. Non ha senso una classe di dieci alunni, quando le altre due sono praticamente incomplete.

Quello che Ella ha fatto, in pochi giorni è diventato di dominio pubblico ancor prima che iniziasse la scuola creando intanto disagio tra i genitori.

Preciso che sono interessato a tutto questo in quanto mio figlio è uno dei sfortunati protagonisti, suo malgrado, di questa vicenda, ma preciso altresì che in nessun modo farò cambiare scuola a mio figlio ne chiedo di cambiare classe. Io non sono ne classista ne razzista. Ma la Sua azione ha abusato di tutti quei genitori che spesso anche per ragioni culturali non sono in condizione di difendersi.

La presente è rivolta anche alle autorità scolastiche e cittadine affinché facciano il loro dovere e facciano in modo che queste cose non capitino più.

Un genitore, Eugenio Bartoccelli

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