Un “Patto per il territorio” vs Alfano

Detta così, si potrebbe pensare alla fantasiosa storia della lobby composta da giornalisti, editori e politici, pronti ad affossare Agrigento in nome di chissà quali turpi interessi e complotti ai quali prende parte il Guardasigilli.

Eppure, senza bisogno di essere scienziati, chiunque può rendersi conto che il “nuovo soggetto politico” così nuovo non è. Anzi, tutt’altro.

Ci sembra quasi di rivivere la famosa “primavera agrigentina” nella quale un giovane candidato sindaco riuscì a riciclarsi come il “nuovo che avanza”.

Gli agrigentini dimenticarono presto i trascorsi politici del “nuovo”; la sua partecipazione alla Giunta Piazza; l’importante assessorato.

Oggi, quasi che Zambuto fosse arrivato in mezzo a noi da Marte, ci sentiamo propinare la storiella di quanto ha lasciato la precedente amministrazione, della quale lui era assessore al bilancio.

Alla perenne ricerca di collocazione, Zambuto non sa più a che santo votarsi. Dopo aver lasciato il centrosinistra per San Silvio e Angelino, con un seppur breve passaggio durante il quale votò la città alla Madonna e poi a San Pio, adesso è il turno del “Patto per il territorio”.

A ben vedere i soggetti che ne fanno parte, le simpatie che attirano e secondo le voci che circolano, il presunto “patto” altro non sarebbe che effetto della lungimiranza di parte del Pdl (per intenderci il Pdl Sicilia), gli scontenti o i “preoccupati” del Mpa e dell’Udc, qualche ex aennino che tiene ancora le fila e qualche esponente di centrosinistra (o democristiano?) che fa l’occhiolino.

Miccichè e dell’Utri, cosa ne pensano di questo pseudo movimento che fa girare già i motori in attesa della grande corsa delle regionali?

Secondo i ben informati, il duo pidiellino, in attesa di capire cosa accadrà dopo Berlusconi e Lombardo, vede nel “patto per il territorio” la possibilità di ridimensionare, se non sconfiggere, un nemico interno con il quale c’è un vecchio conto da saldare: Angelino Alfano.

Se è pur vero che questo giornale non è mai stato tenero nei riguardi del ministro, altrettanto vero è che, per correttezza e dovere di cronaca, non possiamo far finta di non capire e non vedere quello che accade.

Questo “patto”, puzza già d’inciucio ancor prima che prenda forma e in quanto al “nuovo”, non ci sembra che ci sia nulla.

Se il dopo Berlusconi e il dopo Lombardo, dovesse essere questo, non dovremmo dover rimpiangere il joker di Arcore e il baffuto catanese.

E Marco Zambuto?

Chi di beffa ferisce, di beffa perisce.

Serve la palla di cristallo per valutare cosa potrebbe accadere?

No, ne serve più di una – e non certo da calcio – per uscire indenni da quella che si prospetta come una battaglia senza quartiere, dove ognuno è nemico di tutti e dove tutti si coalizzeranno di volta in volta per distruggerne uno.

Difficilmente il giovane Marco avrà un brillante futuro politico, né per tornare a fare il sindaco – poiché alle nazionali e alle regionali c’è già chi accampa diritti – potranno bastare le alleanze del momento con soggetti dal colore politico ignoto e che al momento opportuno lo scaricheranno come hanno sempre fatto in passato con altri.

Del resto, il buon Marco, la poltrona da sindaco l’ha già ceduta innanzi tempo…

Eppure, ad onor del vero, una cosa giusta l’ha fatta: cercare protezione nei Santi, che sono gli unici ai quali potrà chiedere un altro miracolo.

Altro giro altra corsa. La giostra ripartirà e tutto resterà come sempre.

Cambiare per non cambiar nulla è un motto difficile da dimenticare.

E D’Orsi?

Anche lui difficilmente potrà proseguire la carriera politica.

Al presidente della Provincia di Agrigento, non occorrono nemici per perdere. Lui, riesce a fare tutto da solo.

Di opposizione non è il caso di scrivere, tranne che per trovarla non si voglia scomodare “Chi l’ha visto?”…

Gian J. Morici

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