Agrigento in vendita. Venghino siori, venghino…

Una “notiziola” passata nel quasi assoluto silenzio. Quella della vendita dei beni comunali.

Nessuno ha avuto nulla da ridire in merito alla notizia della possibile vendita dei seguenti immobili: magazzino del viale della Vittoria (ex Crea) il cui valore catastale è di 339.250,30 euro e di mercato 732.000, appartamento e magazzino di via Garibaldi il cui valore catastale è di 32.640,08 euro e di mercato 100.000 euro, l’ex caserma dei Vigili del fuoco il cui valore catastale è di 623.630,70 euro e di mercato 3.100.000 euro, l’immobile di Villaseta attualmente utilizzato quale caserma dei Carabinieri con valore di mercato di 3.500.000 euro, il palazzo utilizzato dal Boccone del povero con valore di mercato di 3.000.000 di euro ed il palazzo Tomasi con valore di mercato di 1.500.000 euro per un totale di 11.932.000 euro che saranno destinati a spese in conto capitale (investimenti).

Eppure, il 28 giugno 2009, come da articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia, il consigliere Arnone e il vice sindaco Massimo Muglia, avevano rassicurato i cittadini sulla volontà del Comune di tutelare e non destinare alla vendita tutte le strutture di interesse artistico o storico.

Evidentemente, il palazzo Tomasi, uno di quelli che solo nell’agosto 2009, a parere del sindaco Zambuto, doveva rappresentare il “rinascimento agrigentino”, diventando contenitore di tesori sommersi, oggi è alienabile con il bene placet di una città distratta, di un consigliere che perde la memoria e di un vicesindaco che forse non lo ritiene più d’interesse storico.

Palazzo Tomasi, sito in piano Sanso, nel cuore antico del centro arabo, doveva essere inserito in un percorso culturale programmato e, non più di un anno fa, gli organi stampa elogiavano questa nuova amministrazione, alla quale certamente “le idee non mancano”.

Era dell’11 aprile 07, la notizia secondo la quale Palazzo Tomasi e l’ex convento dei Padri Filippini sarebbero stati consegnati, entro il mese, dal Comune al Polo universitario della provincia di Agrigento.

Due edifici che avrebbero allungato la lista del patrimonio immobiliare storico del Cupa, destinando Palazzo Tomasi, a uno dei corsi di laurea maggiormente frequentati.

Evidentemente i tempi cambiano e anche il pensiero degli uomini.

A chi andrà palazzo Tomasi e a cosa sarà destinato?

Chissà, magari tornerà ad essere quello che un tempo era stato: la più conosciuta casa di tolleranza.

Lasciando da parte l’ironia, non si può non constatare come di tolleranza gli agrigentini ne abbiano fin troppa. A tal punto da lasciarsi prendere in giro da un sindaco che proclama “Agrigento città d’arte e città di cultura”, ipotizzando un assai improbabile “rinascimento agrigentino” e da qualche consigliere ed un vicesindaco pronti a giurare che giammai si sarebbe venduto alcun bene d’interesse storico, salvo poi avallare scelte molto discutibili da parte di un’Amministrazione incapace a far fronte ai problemi economici e pronta a vendere i beni che appartengono a tutti gli agrigentini.

Se questi sono il “cambiamento” e la zambutiana “primavera agrigentina”, c’è da augurarsi un ritorno al passato e magari ad una bella stagione invernale, che raffreddi i “bollenti spiriti” di quanti non vedono l’ora di mettere le mani sui beni del Comune, d’interesse storico e non.

Venghino siori, venghino… la fiera è già aperta…

Gian J. Morici

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