Lombardo pronto al quarto governo. Ma…

Se da un lato Raffaele Lombardo è pronto a proporre il quarto governo in due anni e mezzo, dall’altro, molte cose sono cambiate e grosse nubi minacciose si affacciano all’orizzonte.

Non è mistero che il timore che tanto a Roma, quanto a Palermo, si possa arrivare ad elezioni anticipate, pervade i leader della maggioranza.

Le vicende romane, sono ormai note a tutti.

La famosa cena in casa Vespa, con Berlusconi, Casini e Bertone, che avrebbe dovuto sancire una nuova “santa alleanza”, per evitare che il governo corra il rischio di precipitare – cadere è eufenismo -, ha sortito effetti devastanti per la maggioranza.

I finiani, comprendono molto bene che possono rappresentare l’ago della bilancia e faranno valere il loro peso.

La Lega, troppo preoccupata che non si arrivi al federalismo, giura che non governerà mai con l’UDC.

Casini, nel respingere illazioni su possibili “inciuci”, dichiara di non aver neppure ricevuto proposte.

Chi tace, è la Chiesa.

Troppi problemi all’interno, per non cercare sponda con chiunque possa offrire una seppur minima garanzia. Quando scoppia un inferno, le alleanze si fanno anche con il diavolo.

Al bando dunque sottigliezze quali il non appoggiare formazioni xenofobe o prendere le distanze da spiacevoli episodi di ordinaria corruzione.

Non parliamo poi di escort e minorenni, che per parlar di quelle, bisognerebbe non avere la propria gobba alla quale dover guardare.

Berlusconi trema perché sa che se dovesse sfuggirgli di mano la situazione, non potrebbe più frenare tutte le indagini che riguardano lui e tutta la sua ciurma – non diciamo “cricca”, che non è solo quella – di affaristi disinvolti.

Persino Alfano ne è consapevole. E se da una parte è costretto ad ammettere ai suoi fedelissimi che il momento non è dei migliori, dall’altra, per timore di emorragie, li rincuora dicendo che comunque vadano le cose, lui sarà il nuovo leader.

Ma Alfano, senza Berlusconi, sarebbe solo il leader di sé stesso e se, disgraziatamente per lui come per tanti altri, si dovesse cambiare la legge elettorale, sarebbe difficile farsi eleggere persino a capicondominio.

Ancor peggio la situazione isolana.

Lombardo, nel 2008, venne eletto da una maggioranza composta da Mpa, Forza Italia, An e appoggio dell’Udc.

Cosa resta di quella formazione? Quasi nulla. Pdl spaccato e possibili problemi giudiziari, minacciano il futuro politico del leader siciliano.

Anche qui, possibili sante alleanze con pezzi del Pd, dell’Udc, del Pdl, sembrerebbero l’apparente soluzione al problema politico.

Ma chi ha interesse a fare da collante?

Gianfranco Miccichè, non fa mistero della sua possibile candidatura a Palazzo d’Orleans.

Lo scontro sarà dunque tra Miccichè e Francesco Cascio?

I finiani, dovranno fare i conti all’interno del Pdl, mentre Enzo Bianco si prepara già allo scontro con il Pdl siciliano.

Nelle more, su Palazzo delle Aquile, girano già gli avvoltoi.

Lombardo, cerca la mediazione con il governo nazionale. Cede sulle grandi “opere spazzatura”, come termovalorizzatori, centrali nucleari e rigassificatori, facendo da sponda ad appetiti mai sopiti di chi ha deciso di distruggere il territorio siciliano per i propri interessi.

Lo salverà questo dalla sconfitta politica?

O cerca soluzioni ai possibili problemi giudiziari?

Mentre ognuno di loro fa i propri conti, si prospetta un’altra possibilità. La vecchia DC, pare decisa a risorgere dalle proprie ceneri. Il partito annientato nel corso di mani pulite, sembra deciso a ricompattarsi – forse sotto altra sigla – per riprendere le redini di un vascello alla deriva.

Del resto, se la prima Repubblica affondò per la dilagante corruzione e le connivenze mafiose, la seconda Repubblica non sarebbe mai dovuta nascere.

Come si dice in Sicilia, “megliu u tintu canusciutu, ca u buon a canuscisi”.

Così stando le cose, abbiamo solo perso tempo.

Gian J. Morici

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