FESTA DEL MONTE A RACALMUTO:A COLLOQUIO COL SINDACO PETROTTO

–Ma il paese della Ragione…
–Sapete come siamo noi Racalmutesi quando ci sale il sangue agli occhi, non ci vediamo più e soprattutto non riusciamo a distinguere le cose belle da quelle brutte, il bene dal male e come i nostri avi, che so, magari alla stregua degli zolfatari della miniera di Gibellini, diventiamo furenti. Quando l’invidia ci assale diventiamo come i tori scatenati di Pamplona, quelli che si avviano verso l’arena, a sicura morte. Nel caso nostro si tratta di una morte civile, di una sospensione della nostra razionalità.

–Però sappiamo che la Festa della Madonna del Monte rappresenta ogni anno un salutare esorcismo…

–Non è un caso che, appunto, la festa del Monte sia stata paragonata da Sciascia alla ‘fiesta’ di San Firmino a Pamplona, immortalata da Hemingway proprio nell’omonimo romanzo ‘Fiesta’, le cui immagini dei tori che si scatenano in mezzo alla folla, martellano la nostra mente, alla stregua dei
cavalli infuriati di Racalmuto, nel corso dei momenti clou, quali la salita dei devoti a cavallo lungo la scalinata che conduce al Santuario, con l’ingresso sempre a cavallo dentro il luogo sacro.

O ancora la lotta tra i proprietari terrieri, i cosiddetti ‘burgisi’, per impadronirsi della bandiera ricamata in oro, raffigurante la Madonna, posta sulla sommità di un cero votivo, gigante, dell’altezza di 7 metri, finemente e riccamente decorato e restaurato a dovere da alcuni bravissimi volontari, proprio quest’anno.

In questi casi non si tratta più di risse di zolfatari ma di contadini o, per meglio dire, di piccoli e medi proprietari terrieri che, con i loro rampolli, in occasione della festa, vanno in avanscoperta, per affermare il loro primato nel paese, onorando a volte, come si suole dire, con botte da orbi, quella
sacra violenza in onore della Madonna, alla quale viene tributata quest’insolita devozione.

–Insomma prendere o lasciare questa Racalmuto?

– Non è solo il paese della Ragione, più che altro, nella seconda settimana di luglio diventa il paese dove nel portare a spasso l’amor sacro e l’amor profano, ci si lascia andare anche ad ancestrali riti tribali che attraggono ed ammaliano non solo i Racalmutesi, ma tutti i turisti e visitatori che si riversano in paese per assistere a queste insolite ed ubriacanti manifestazioni religiose perché si tratta della festa del ringraziamento per il buon raccolto, da parte dei contadini.

–Dopo la Festa si ricomincerà a “ragionare”…

–E’ sempre così, nel rinverdire una o più tradizioni, nell’onorare una favola, forse voluta anche per dimostrare una sacrale legittimazione del potere di un casato nobiliare, ci siamo tutti, a salutare, chetate le risse, calmatisi i cavalli, la rinascita, ogni anno, di Racalmuto.

La sua rifondazione etica e religiosa, ci riferiamo a Racalmuto, si manifesta ai piedi della Madonna del Monte e tutti quanti, universalmente, siamo invitati a partecipare, credenti o non credenti.

La fede è infatti anche nelle cose che si toccano con mano, nelle tradizioni che si possono ammirare attraverso i nostri curiosi sguardi, confondendoci in mezzo ad una grandissima folla di devoti che, per l’occasione, tutti quanti vestiti a festa, si accalcano per seguire da vicino, tra costumi medievali,
cavalli bardati, l’incessante rullare di tamburi dei famosi Tammurinara di Racalmuto.

Al trascinante e quasi tribale ed ossessivo ritmo delle percussioni che, costantemente martella i nostri timpani, si mischia e si confonde l’ammaliante, suadente ed anche evanescente suono delle marce arabe od orientaleggianti, eseguite dalla locale banda musicale di Cicciu Carrara e dalla immancabile banda ospite.

Immancabili, ogni anno sono i fragorosi botti, i mirabolanti fuochi d’artificio, li ‘firrioli’ che, ci fanno correre a sentirne non solo l’intensità del frastuono che fa tremare anche la terra, ma anche per ammirarne i variegati colori, le piroette, le trame e gli intrecci colorati che si inseguono, appaiono e scompaiono nell’alto dei cieli, in onore della Madonna del Monte.

Lo scenario di tutto ciò è costituito dalla via principale del paese, la sua Chiazza, anch’essa vestita a festa, bardata e tempestata di luminarie.

Ci si perde tra riti religiosi, processioni e cerimonie paganeggianti che evocano un sublime incontro di civiltà ed anche di religioni, tra Oriente, Africa ed Occidente, Storie e Memorie declinate in pieno stile Arabo – Normanno, per proseguire nell’Universo Svevo e poi tra Francia e Spagna.

Il tutto in nome di una particolare Fede e di una Madonna, la cui statua, si narra che sprofondò nei pressi di un abbeveratoio di Racalmuto nel lontano ‘500.

La bellissima statua in marmo della Madonna del Monte di Racalmuto veniva allora trasportata dal Nobile di Castronovo di Sicilia, Eugenio Gioieni, del quale si favoleggia che era affetto di una sorta di mal d’Africa e che si trovò a passare da Racalmuto, di ritorno dal Continente Nero, dopo un lungo e sofferto viaggio, alla ricerca di una salvifica e salutare salvezza.

Ed è proprio in Africa che egli rinvenne, miracolosamente, in una grotta, una meravigliosa statua della Madonna.

Impossessatosi della Statua Sacra, il Gioieni tentò di portarsela a Castronovo.

Ma giunto a Racalmuto, il carro trascinato dai buoi, sopra il quale era collocata la statua della Madonna, non ne volle sentire di proseguire oltre quell’abbeveratoio dove oggi è stato eretto un superbo e maestoso Santuario, preceduto da una lunga scalinata.

Quel carro sprofondò e nessuno riuscì a convincere i buoi a farlo smuovere, assieme al suo prezioso carico.

Fu in quel momento che dovette intervenire il Nobile del luogo che era un Del Carretto, originario di Finale Ligure e che apparteneva a quella dinastia che ereditò i Castelli Medievali di Racalmuto dai Chiaramonte e contribuì, tra Cinquecento e Seicento, a far costruire a Racalmuto una decina di Chiese e cinque Conventi.

Dopo la classica e tradizionale ‘singolar tenzone’, tra il Del Carretto di Racalmuto e Il Gioieni di Castronovo, i due alla fine rinunciano alla lotta ed allo spargimento di sangue. Qualcuno infatti convince il Nobile di Castronovo ad arrendersi, spiegandogli che lo sprofondamento del carro discende da una sorta di miracolosa volontà della Madonna.

La Madre di Gesù non volle proseguire oltre e preferì rimanere a Racalmuto.

Con Castronovo di Sicilia, comunque Racalmuto fece per sempre e definitivamente pace, se consideriamo che i due Comuni sono gemellati, così come con Finale Ligure, terra d’origine dei Del Carretto.

Ovviamente non può non essere ricordato anche un altro importantissimo gemellaggio con la città canadese di Hamilton che oggi conta più di 500 mila abitanti e che si trova nella regione dell’Ontario, laddove c’è la più folta comunità di Racalmutesi all’Estero e che ha espresso, in passato, non solo un vice sindaco di origine racalmutese, Vincent Agrò, ma anche un parlamentare, Gary Pillitteri.

Ogni anno, anche ad Hamilton si celebra, nel mese di giugno, la festa in onore di Maria SS. del Monte che ripete e riproduce in parte, gli stessi riti e le stesse tradizioni della terra d’origine, Racalmuto, con tanto di Comitato e Fratellanza Racalmutese.

E così la Regalpetra di Sciascia, da un capo all’altro del mondo ieri, oggi e sempre, da secoli e, di recente, anche nel nuovo mondo, asseconda questa divina volontà.

Forse questa credenza in una peculiare identità religiosa, vuole essere oltre che la vittoria di una Fede, anche la ricerca anche di un’identità culturale e civile di un popolo, quello Racalmutese .

Ogni anno, nel mese di luglio, ci si da’ tutti quanti appuntamento nel Borgo che fu dei Chiaramonte o dei Del Carretto, per riappropriarci dei nostri valori religiosi e propri di una tradizione, la cui epifania è fatta di sfarzose, scintillanti, roboanti e trascinanti manifestazioni, infarcite anche di
spettacoli, recite, mostre, sagre e rassegne di tutti i generi artistici.

Ma la Festa del Monte, la si gusta anche con con la bocca, pensiamo alla particolare ed unica prelibatezza dei tarallucci, fatti di una morbidissima pastafrolla, ricoperta con glassa di zucchero e scorze di limoni che, come si suole dire in siciliano, squagliano mmucca.

Od ancora pensiamo alla ‘cubaita’ ed al torrone di mandorle, allo zucchero filato o al forte vino rosso delle cantine racalmutesi dalla cantina sociale La Torre ed a quella dei Fratelli Burruano, con i loro Neri d’avola o il delizioso Frappato, vini tosti e che in Sicilia, sicuramente, sono tra i migliori ma che necessitano di essere maggiormente apprezzati e pubblicizzati.

E’ qui la festa, a Racalmuto, in Canada e dentro il cuore di tutti i Racalmutesi, sparsi in giro per l’Italia ed il mondo intero e che, con tanta nostalgia e devozione, magari fanno rientro in paese, ogni anno a luglio, proprio in occasione di la Festa di Lu Munti . (D.R.)

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