PETROTTO LETTERA CONFESSIONE

Vorrei essere libero, libero di correre in una prateria, libero di respirare aria pura, di guardare il cielo e la terra nel loro congiungersi, abbandonandomi alle panteistiche pulsioni irradiate dalla benigna Natura ed, all’unisono con Essa, far librare in volo il ben dell’intelletto, facendo tesoro di quel sesto senso che segue o precede gli altri cinque.

Guardare, sentire, toccare, odorare e gustare tutti i piaceri del mondo, al di là del bene e del male, scavando dentro la mia interiorità, trascinata dagli elementi di questo mondo.

Far emergere, esaltare ed anche trasfigurare ciò che è dentro di noi, sintonizzando, connettendo con la vita reale ciò che è apparentemente irreale o surreale, il mostro o l’anima bella che ciascun uomo è, dividendoci tra bene e male, tra giusto ed ingiusto, tra equo ed iniquo, in modi e maniere le più diverse e disparate possibili ed immaginabili.

E’ questo forse che mi ha indotto ad errabondare nel bel mezzo della nostra società dei sensi e dell’immagine, dell’apparire più che dell’essere, nel tentativo di affermare l’esistenza in vita di chi vita non ha, di chi è costretto a lasciarsi vivere passivamente e ad accettare la filosofia dell’esistente, atterriti come siamo da ogni conato di cambiamento.

Fromm a parte, con il suo Avere o Essere o con la sua Arte D’Amare, non vorrei lasciarmi andare a tutta quanta la filosofia dei perché, per spiegare o spiegarmi, giustificare o giustificarmi rispetto ad una scelta, ad un errore, se di errore si tratta.

Certo che citare i Paradisi Artificiali, Baudelaire o Verlaine, oggi diventerebbe quanto meno pericoloso per la mia fisica incolumità di uomo maledetto.

Ed il coro di chi mi maledice rischia di infoltirsi sempre di più, se pensiamo che l’apparire manichei, oggi rende tantissimo.

Ci sono donne ed uomini, politici e non, ma ben pensanti comunque che si ergono a censori della pubblica e privata moralità, eccezion fatta che per il loro od i loro danti causa, i loro capi o se si vuol sintetizzare, il loro Leader Maximo.

Nel corso di un’intervista radiofonica della Radio de Il Sole 24 Ore, la parlamentare Alessandra Mussolini, a proposito della mia, oserei dire senza per ciò voler apparire blasfemo, agostiniana confessione, di aver fatto uso di cocaina in un breve periodo della mia vita di Sindaco, subito ha tagliato corto invitandomi a dimettermi perché, giustamente, mi sarei reso reo di avere alimentato i perversi circuiti della criminalità organizzata.

Ed ha ragione la nostra integerrima Mussolini e chi gli può darle torto!

Sono un sindaco maledetto, perché ho confessato.

Ebbene si!

Sono un maledetto sfrontato che ha l’ardire di insistere nel rappresentare le Pubbliche Istituzioni anche dopo aver ammesso alcune sniffate di coca, assieme ad amici e parenti (un solo parente per la verità).

‘Guai a voi, anime prave, non isperate mai veder lo cielo, io vegno per menarvi all’altra riva, nelle tenebre eterne, in caldo ed gelo’

Attendo che la mia Caronte, Alessandra Mussolini, traghetti la mia anima dannata oltre la sponda dell’infernale Acheronte, per il gravissimo errore da me commesso allorquando, non tanto ebbi modo di sniffare, da Sindaco, ma addirittura di dirlo al mondo intero, di confessarlo, urbi et orbi, sfigurando, sfregiando non solo le Pubbliche Istituzioni ma anche la Casta dei Politici, costretta a pagare ogni tanto con qualche capro espiatorio, vedi il caso di Marrazzo.

Certo, uno su mille ce la fa, a confessare, si direbbe.

E, dopo Marrazzo, è il mio turno.

Anche se, nel mio caso, manca il pezzo forte, dell’intera storia, o per meglio dire il sesso forte e sfrenato e le oscure e tragiche morti di trans.

Certo che rivangare il passato di ognuno di noi o dei nostri avi, raccontare storie riguardanti i vizi privati aiuta a dimenticare certe altre storie, o, per essere più chiari la Grande Storia di un Popolo, nel caso nostro quello Italiano, quando la sera del Sette settembre del 1943 si coricò fascista e la mattina dell’Otto Settembre si svegliò Antifascista.

Gli Antifascisti dichiarati e censiti prima di quel giorno che vivevano nella clandestinità in Italia od all’estero erano soltanto 100 mila su quaranta milioni di Italiani.

Dopo l’Armistizio firmato a Cassibile, in provincia di Siracusa dal Maresciallo Pietro Badoglio la situazione si rovesciò, il nonno della nostra amabile Alessandra circondato anche da migliaia di soldati bambini , tentò come sappiamo la rivincita nei pressi di Quel Ramo del Lago di Como, a Salò, ma gli andò male, finì da lì a poco i suoi anni, in maniera tragica e tra truculente manifestazione di vilipendio del suo cadavere, appeso a testa in giù a Piazzale Loreto, a Milano, assieme a quello della sua amante Claretta Petacci.

Guerre, leggi razziali e relativo sterminio degli Ebrei e di tutti i cosiddetti diversi, dagli zingari agli omosessuali, ai dissidenti, da Giacomo Matteotti in poi, ai non allineati con i regimi fascisti e nazisti, quello Italiano di Benito Mussolini, quello Spagnolo, di Franco ed ovviamente quello Tedesco di Adolf Hitler.

Questo è il patrimonio ideale, si fa per dire, che appartiene alla storia familiare e politica della Destra Italiana che è ed è stata assai diversa da quella Francese che con De Gaulle, guidò invece la resistenza proprio contro il nonno della nostra Alessandra Mussolini, Benito e contro quel drogato di Hitler (permettetemi che faccia io questa valutazione, da ex consumatore occasionale di coca, per qualche mese).

Suo nonno, cara Alessandra, non solo seguì le orme di un folle e drogato, prima folle che drogato, ma contribuì, con le leggi razziali adottate ed applicate in Italia, ad ammazzare e cremare milioni di inermi bambini, donne ed uomini nei campi di sterminio, per farne addirittura anche saponette.

E tutto perché suo nonno Benito Mussolini correva dietro ad Hitler come un cagnolino.

Correva dietro cioè ad un folle, imbottito di droghe dai suoi medici che poi erano i medici dell’Olocausto, gli stessi che sterminarono soltanto 6 milioni di Ebrei.

Come mai non gli venne in mente a suo nonno Benito l’idea di chiedere le dimissioni di Hitler, visto che era risaputo che quel folle scatenato era un concentrato di droghe pesanti?

Quante tragedie ci saremmo tutti quanti risparmiato!

Questa è la storia che non mi appartiene.

Questa è un’altra storia.

E’ la storia di chi riga dritto a parole, di chi mistifica, di chi non fa i conti con le immani catastrofi umane, causate da uomini, si fa per dire, come Benito o Adolf.

E’ l’unica vergogna dell’Umanità che conosco, quella di chi preferendo di sfuggire a sé stesso, alla sua storia personale e familiare, si vergogna degli altri, preferendo anche oggi non guardarsi attorno, sorvolando sui balletti delle escort, sui coca party di cui si favoleggia ed ai quali, tanto per onorare un’ineccepibile ipocrisia, nessuno partecipa.

E’ l’impostura dei tanti che si nascondono anche quando vengono rinvenuti centinaia di fazzolettini nei cestini portarifiuti di Montecitorio e Palazzo Madama, impregnati tutti quanti di coca e nessuno riesce ad ammettere che dentro i Palazzi dove si fanno e si approvano le Leggi, si sniffa a tutto spiano.

Non vuol essere questa una giustificazione del mio gesto, della mia confessione, tanto da concludere mal comune o se preferite, mal parlamento, mezzo gaudio.

Lungi da me arrampicarmi sugli specchi per tentare di spiegare ciò che ho chiaramente detto, senza addurre apparenti motivazioni del perché l’ho fatto e del perché l’ho detto.

Probabilmente è semplicemente andata così.

In un certo periodo della mia vita mi andava di tanto in tanto farlo, ma non pensavo che era necessario dirlo.

Mi direte ma di che cosa stiamo parlando?

Dell’uso occasionale di cocaina tra l’estate del 2007 e l’inverno del 2008.

Fa impressione più l’averlo fatto o l’averlo detto?

Non lo so, lo scopriremo solo vivendo, se ce lo consentono.

Salvatore Petrotto

Sindaco di Racalmuto

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